𝐒𝐚𝐱 𝐭𝐞𝐧𝐨𝐫𝐞 𝐒𝐞𝐥𝐦𝐞𝐫 𝐒𝐮𝐩𝐞𝐫 𝐀𝐜𝐭𝐢𝐨𝐧 𝐦𝐚𝐭𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐚 𝟒𝟓𝟑𝟑𝟐, 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐨 𝐚 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐨
Il Museo del Saxofono annuncia con grande orgoglio una nuova, prestigiosa acquisizione: il saxofono tenore appartenuto a Gianni Basso (Asti, 1931–2009), figura centrale del jazz italiano del secondo dopoguerra.
Si tratta di un sax tenore Selmer, modello Super Action, matricola n. 45332, con corpo e chiavi placcati in oro, campana incisa con motivi floreali ed estensione dal Sib al Fa acuto.
Il modello Super Action nacque all’inizio del 1947, quando furono introdotte diverse modifiche ai saxofoni Selmer e il distributore americano ritenne necessario adottare una nuova denominazione. All’epoca si chiamava semplicemente “Super Action”, ma oggi si preferisce definirlo “Super Balanced Action” per distinguerlo dal successivo Super Action 80, introdotto nel 1980–81.
Il Super Action presentava numerosi miglioramenti, tra cui un sistema regolabile per il Sol diesis (G♯), ma soprattutto introduceva una modifica fondamentale: la colonna inferiore dei fori (la metà inferiore dei camini) veniva ruotata verso destra. Questo comportava una grande differenza nell’esecuzione, in particolare per il sax tenore suonato frontalmente. Il precedente Balanced Action, con tutti i fori allineati, funzionava bene quando si suonava lateralmente da seduti, come nelle big band; tuttavia, con l’evoluzione del jazz
La produzione dei tenori Super Action iniziò dopo quella dei contralti, intorno alla matricola 34.000. Nelle prime fasi furono apportate diverse modifiche, in particolare alla lunghezza della curva inferiore e della campana, per risolvere alcuni problemi di intonazione. Dopo una serie di aggiustamenti progettuali, il design si stabilizzò intorno alla matricola 37.000. La produzione complessiva del Super Action tra il 1947 e il 1955 fu di circa 22.000 strumenti: circa 12.000 contralti, 9.000 tenori e circa 500 esemplari ciascuno tra baritoni e soprani. Proprio con il Super Action furono introdotti i primi sax baritoni con estensione al La grave: i primi esemplari presentavano una campana in due parti, poiché non esisteva ancora un mandrino abbastanza lungo per realizzarla in un unico pezzo.
Gianni Basso, attivo sulla scena internazionale fin dalla giovanissima età, si affermò come uno dei più autorevoli saxofonisti tenore europei, distinguendosi per il lirismo del suo fraseggio e per una musicalità profonda, capace di coniugare rigore tecnico e sensibilità melodica di matrice europea. Con il celebre Basso-Valdambrini Quintet contribuì in modo decisivo alla definizione di un’identità jazzistica italiana autonoma, ormai matura e svincolata dai modelli statunitensi.
Nel corso della sua lunga carriera collaborò con grandi protagonisti del jazz internazionale come Gerry Mulligan, Chet Baker, Lee Konitz e Art Farmer, entrando anche in importanti big band europee e statunitensi. Parallelamente svolse un’intensa attività didattica, diventando punto di riferimento per generazioni di musicisti italiani.
L’acquisizione è stata resa possibile grazie al contributo della Regione Lazio (L.R. n. 24/2019 – D.G.R. 442/2025, Piano Annuale 2025), a conferma dell’impegno concreto nella valorizzazione del patrimonio culturale e musicale del territorio.





